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LIBERA. Associazioni contro le mafie Stampa E-mail

di Lucia Petrera

“LIBERA. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie" è nata il 25 marzo 1995 con l'intento di sollecitare la società civile nella lotta alle mafie e promuovere legalità e giustizia.

Questo è ciò che leggiamo se clicchiamo sul sito di “Libera”, sotto la voce “chi siamo”.

Ma quanti di noi studenti conoscevano l’associazione prima del 26 febbraio? Sicuramente una piccolissima parte. “Qualcuno sa cos’è LIBERA?”, la domanda della dottoressa Campanelli referente provinciale dell’associazione. Nessuna risposta.

Poi la testimonianza diretta di Pinuccio Fazio, padre di Michele Fazio, soltanto una delle tante vittime della criminalità organizzata. Un silenzio profondo e così carico di tensione, un auditorium gremito di ragazzi intervenuti all’assemblea inconsapevoli di ciò che avrebbero ascoltato. Un incontro come tanti? No, questa volta no. Il signor Pinuccio, un uomo minuto con quell’accento tipico della sua città, Bari, e tanta tanta forza. Ha voluto raccontare a noi di suo figlio Michele, “uno di voi” ha ripetuto tante volte, un bravo ragazzo, lavorava in un bar durante il giorno e frequentava la scuola serale perché voleva prendere il diploma. Muore la sera del 12 luglio 2001. Le parole sincere di un padre che ammette che quando lui e sua moglie sentirono i dieci spari di quella sera, proprio nella strada davanti casa, si nascosero. Era meglio farsi i fatti propri. Ciò che stava accadendo non li riguardava. Un pensiero che accomuna così tanta gente oggi. Ecco un pensiero che lui, la moglie Lella, i familiari delle tante vittime, a noi sconosciute, della mafia, LIBERA, vogliono cambiare.

Ad accompagnarlo oltre alla dottoressa Campanelli, il dottor Stefano Fumarulo responsabile dell’Agenzia per la lotta non repressiva alla criminalità organizzata del Comune di Bari.

Trasformare il dolore in forza, forza per combattere la criminalità organizzata, sconfiggerla.

“Non esistono morti di serie A e morti di serie B” dice la dottoressa Campanelli, “LIBERA vuole che vengano ricordate tutte le vittime innocenti della mafia”, un elenco lunghissimo di nomi, volti, persone che si sono spente nell’ombra, che come Michele “ si trovavano nel posto sbagliato, al momento sbagliato”, e delle quali adesso resta solo il ricordo, la memoria nei familiari. “La mafia è un qualcosa di umano e come tale avrà avuto un inizio e dovrà avere una fine. Noi ci auguriamo che voi possiate vederne la fine”, questo l’augurio del dottor Fumarulo. Un’utopia? Una dolce illusione? Forse. O forse una realtà che si potrebbe realizzare se cessasse la paura. “Magari qualcuno vuole chiedermi se ho ricevuto minacce? No, non ne ho ricevute, ma sono qui pronto ad aspettarli”.

“Io li ho perdonati”, dice ancora il signor Pinuccio. Forse queste le parole che più sono entrate nel cuore di tutti noi, un po’ con rabbia, con un senso di rifiuto perché perdonare gli uccisori del proprio figlio non è facile, perché il perdono non sembra possa ripagarci del nostro dolore; “li ho perdonati perché spero che quando usciranno dal carcere potranno cambiar vita”.

Bene, il signor Pinuccio ha dimostrato a tutti noi che bisogna avere il coraggio di reagire, bisogna spalancare le finestre, denunciare quanto accade, per cambiare il presente e riporre tante speranze nel futuro, questo LIBERA si propone di fare. Non è un grido di disperazione di persone che vivono nell’angoscia, nella paura, nel dolore. È il riscatto di tante vite, è la determinazione di tante persone che dal giorno in cui la mafia è entrata nelle loro vite, hanno deciso di uscire dalla propria casa. Hanno iniziato questa lotta non violenta in giro per le scuole, per portare la propria testimonianza e la forza, per realizzare il sogno di una realtà LIBERA.

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Ultimo aggiornamento Martedì 02 Marzo 2010 00:10
 

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